A volte ritorno

Visto che lasciare il blog in putrefazione un po’ mi dispiace, ho pensato di cominciare a pubblicare alcune cose che scrivo quando non sono in vacanza e quando non prendo treni. Anche perché quest’anno le mie vacanze saranno al massimo alla piscina comunale e in quanto ai treni, beh vorrei prenderne il minimo indispensabile.

State quindi per scoprire, probabilmente con un po’ di delusione, che ogni tanto so anche essere seria. Pure troppo. Forse pallosa. Forse è meglio se tornate su facebook a stalkare il vostro ex che adesso esce con quella cessa.

Per i più temerari invece, ecco qui un mio racconto scritto per il corso che seguo da un paio d’anni.

Consegna: “Adesso basta”, 3 cartelle.

LITIGARE UCCIDE

Edward HopperLi sentiva benissimo, di là in soggiorno. Litigavano da più di un’ora ormai. Eddi non riusciva a dormire quando i suoi litigavano. Non voleva neanche andarci, a dormire, ma sua sorella Emma l’aveva trascinato a lavarsi i denti e a mettersi il pigiama. Non ti preoccupare, gli aveva detto, fanno sempre così. Era quello il problema. Facevano sempre così.

Li sentiva oltre il muro della sua camera quasi tutte le sere. Non cercavano neanche di abbassare la voce, si capiva ogni parola. A volte Eddi sentiva un tonfo sul muro, perché sua mamma aveva l’abitudine di lanciare le cose quando era furiosa. Una volta aveva tirato un vaso cinese a cui suo padre teneva molto ed erano finiti a discutere anche per il vaso rotto. “Mi è costato una fortuna” aveva detto lui. “Non me ne frega un cazzo” aveva detto lei.

Ogni tanto parlavano pure di lui, di Eddi. “Non ci sei mai” diceva lei. “Lavoro come un negro” diceva lui. Eddi non era arrabbiato né con suo padre né con sua madre, non credeva che fossero cattivi genitori. Credeva che fossero un cattivo marito e una cattiva moglie l’uno per l’altra, quello sì. Questo pensiero lo rendeva triste. Alcuni dei suoi compagni di classe avevano i genitori divorziati e Eddi un po’ li invidiava. Si vergognava talmente tanto di pensare una cosa del genere che a scuola mentiva spesso. “Ieri siamo andati a cena in un posto coi candelabri d’oro” aveva scritto in un tema “poi mamma e papà sono andati a teatro”. Il titolo del tema era “Ieri sera” e non gli andava di scrivere che era stato al buio ad ascoltare sua madre e suo padre lanciarsi porcellane cinesi. Non gli andava proprio. Emma invece c’era abituata perché era più grande. Passava più tempo lontana da loro che in casa, comunque.

Litigavano, litigavano sempre, per qualsiasi cosa. Quella sera, ad esempio, suo padre era tornato troppo tardi e la cena si era freddata. Sua madre aveva cominciato a piangere da quando aveva sentito la macchina del marito entrare nel vialetto di casa. La mamma dev’essere molto infelice, aveva pensato Eddi.  Aveva mandato a letto lui e Emma in fretta e furia. Non rompergli le palle, aveva detto Emma alla madre. A Eddi le parolacce davano fastidio, gli sembravano sporche e a scuola le dicevano solo i ragazzi più grandi, quelli che gli facevano gli scherzi a ricreazione e cercavano sempre di guardare sotto la gonna delle ragazze.

Lui e Emma erano andati in camera e si erano chiusi la porta alle spalle. I suoi avevano già cominciato a discutere, sua madre faceva un sacco di domande. Dove sei stato, con chi eri, chi è lei. L’ultima cosa gliela chiedeva sempre. Eddi non aveva idea di chi parlassero, ma se mai avesse conosciuto la donna che faceva litigare i suoi genitori così spesso allora, forse, le avrebbe detto un po’ di parolacce. Emma di sicuro l’avrebbe fatto, pensò.

Eddi non riusciva proprio a prendere sonno. Il cuscino era diventato caldo e lui odiava quando succedeva. Gli faceva prudere la testa. Il padre e la madre andavano avanti. Avevano abbassato un po‘ la voce, ma non abbastanza perché Eddi non li sentisse. Sembrava che urlassero mormorando. Gli venne in mente quell’estate in campeggio, in cui non riusciva mai a dormire perché le cicale facevano troppo rumore e il caldo era insopportabile. Non aveva dormito quasi per tutta la vacanza. Almeno, però, mamma e papà non litigavano allora, pensò.

Non riusciva a capire se Emma dormiva. A volte sua sorella si addormentava con le cuffie per sentire la musica e si svegliava tutta arrotolata nei fili. Eddi pensava che fosse una cosa stupida da fare perché poteva anche strozzarsi. Però tutto sommato Emma si era addormentata e lui ancora no.

Non aveva idea di quanto tempo fosse passato, gli sembrava di essere inchiodato a quel letto da ore. Provò a tapparsi le orecchie premendo i palmi forte contro la testa, ma continuava a sentire le voci, seppur attutite. A quel punto, pensò, meglio ascoltare cosa dicono. Non ci capiva niente, in realtà. “Ho sacrificato la mia carriera” diceva lei. “Ho sacrificato la mia vita” diceva lui. “Sei distante” diceva lei. “Ti lamenti sempre” diceva lui.

Diventare adulti dev’essere un vero schifo, pensava Eddi. A volte anche lui litigava con i suoi compagni di classe, ma dopo facevano pace. I suoi genitori non facevano mai pace. Anche quando stavano zitti trasudavano rancore.

Si girò sul fianco destro e poi di nuovo sul sinistro. Non era mai stato così scomodo in tutta la sua vita. Sentì un colpo contro il muro, ma non seguì il rumore di qualcosa di rotto. Mamma deve avergli lanciato una scarpa, pensò, e per un attimo sorrise al pensiero.

Il lancio della scarpa doveva aver fatto infuriare suo padre ancora di più perché Eddi lo sentì alzare la voce. Sua mamma ormai piangeva e basta e ripeteva sempre la stessa cosa. Vattene, diceva. Vattene.

Eddi non ne poteva più, gli occhi bruciavano e le lenzuola gli si incollavano alle gambe nude e sudate. Basta, pensò, adesso basta. Si alzò di scatto, prese il cuscino e andò in giardino passando per la cucina, per non farsi vedere.

Era buio, doveva essere notte fonda, ma finalmente sull’erba fresca e umida si addormentò.

Non si svegliò mai. Più tardi quella notte suo padre uscì di casa, con l’intenzione di non tornarci. Con le mani che vibravano di rabbia mise in moto la macchina e partì, accendendosi una sigaretta. Tolse gli occhi dalla strada, solo per un momento. Il tempo di far scattare la fiamma dell’accendino. Non immaginava che Eddi stesse dormendo in mezzo al giardino.

Poco male, pensò Eddi. Diventare adulto sarebbe stato un vero schifo.

 

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