Memorie di una pendolare – Wednesday bloody wednesday

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Londra, ahimè, l’ho abbandonata da un po’. Ma niente paura, “notizie inutili dall’interno” continua con le vicende della squallida vita di una pendolare universitaria qualsiasi. Si ricomincia in grande stile con l’aneddoto del giorno: Darwin, la legge del più forte, l’errore del tacco dodici e lo spargimento di sangue.

In quanto pendolare prendo il treno nell’orario in cui lo prendono tutti i pendolari. In più pendoleggio sulla tratta Milano-Piacenza ed essendo Piacenza fondamentalmente il dormitorio di Milano, vi lascio immaginare la quantità di persone che salgono sul treno delle 7 di sera. Molte persone. Molte molte persone. Il treno invece è il solito carro bestiame, uno di quelli in cui stando seduta al tuo posto riesci a contare i peli del naso del passeggero di fronte senza neanche sforzare gli occhi e in cui devi essere il campione mondiale di tetris per riuscire a conciliare le tue ginocchia con quelle del sopracitato dirimpettaio. Va da sé che per conquistarsi un posto ci si trovi costretti a vivere sulla propria pelle la selezione naturale di Darwin. Vale tutto: picchiare le vecchie, il trolley a reazione, il jetpack, l’omicidio. L’importante è salire.

La tenuta ideale in queste situazioni può essere chiaramente una sola: giubbotto antiproiettile, tuta, scarpa ginnica o stivale con punta di ferro e casco integrale. Tuttavia ci sono certe vezzose signore che non riescono proprio a rinunciare al tacco dodici. Errore.

Infatti una di queste vezzose signore oggi non ce l’ha fatta. O meglio ce l’ha fatta, ma ci ha rimesso una gamba e diversi strati di epidermide. Come lo so? La scena della caduta rovinosa me la sono persa, ma a quanto pare non è stata abbastanza rovinosa da impedirle di sedersi di fronte a me con un ginocchio aperto e un gambaletto color carne sbragato. Interdetta tra il provare orrore per la colata di sangue e il provare orrore per il gambaletto color carne, ho optato per la prima e le ho allungato un fazzoletto, cercando disperatamente di evitare il contatto con la ferita incriminata. Quando é stato evidente che ci sarebbe voluto almeno almeno un rotolone Regina per fermare l’emorragia (e diversi punti di sutura per riattaccare il brandello di pelle appeso al gambaletto smagliato) si é alzata per risolvere la situazione alla toilette (aveva le mani talmente sporche di sangue che la prima persona a cui ho pensato è stata Patrick Bateman).

Ma non l’hai mai preso un treno? Non lo sai cosa rischi ad andare nel bagno di un regionale con una ferita aperta? Dio, bisogna proprio spiegarti tutto.

Comunque non è più tornata.

Giulia

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