Memorie di una pendolare – A piedi nudi nel parco (kind of)

E’ già abbastanza avvilente prendere un treno alle 8 del mattino in novembre. Hai freddo, sonno, ti torna su il latte con gli Special K. C’è quel conato di vomito in agguato che aspetta solo l’imput decisivo. Sali su un regionale degno di Kinshasa, psicologicamente pronta a stare in piedi per i prossimi 50 minuti. Il riscaldamento è rotto e ti penti di aver snobbato l’ecopelliccia che hai visto da Zara la settimana scorsa. Poi il miracolo: un posto libero. Sbatti per terra la vecchia che l’ha puntato insieme a te e te ne appropri, con un ghigno di soddisfazione dipinto in volto.

Proprio mentre pregusto questo viaggio da seduta e qualche pagina del mio libro, la mia dirimpettaia di posto, una ragazza apparentemente innocua, risponde al telefono. L’ombra del ghigno scompare, non appena realizzo che ha il tono di voce di Beppe Grillo. Poco male, penso, per fortuna hanno inventato l’ipod. Grazie all’aiuto isolante delle mie cuffie, riesco ad arginare parzialmente il problema (in realtà riesco ancora a sentirla urlare, ma è su un treno alle 8 di mattina, la vita non è facile neanche per lei, quindi faccio finta di niente). La situazione precipita vertiginosamente quando questa signorina si toglie le scarpe e le calze e, dopo avere appoggiato il suo 41 di piede nudo sul mio bracciolo, comincia a spalmarsi meticolosamente un cremone giallo tra le dita inquietantemente lunghe. E poi sul collo del piede. E poi sotto la pianta. E di nuovo tra le dita. Il conato di vomito latitante è pronto a partire e cerco di farle capire gentilmente che la sua pedicure mi sta turbando, rivolgendole sguardi inquisitori. Niente. La conversazione al telefono la sta  prendendo troppo. Ma non abbastanza da impedirle di mettersi anche il deodorante, di pettinarsi i capelli (mi chiedo ancora se fossero ingellati o semplicemente molto sporchi) e di togliersi un po’ di sopracciglia così, in improvvisazione. Dopo i cinquanta minuti più lunghi della mia vita, finalmente il treno ferma a Rogoredo e io scendo come un fuggitivo ricercato, prima che la mia compagna di viaggio decida di farsi un bidet.

Un pensiero su “Memorie di una pendolare – A piedi nudi nel parco (kind of)

  1. La realtà aveva molto da dire, ma tu l’hai saputa cogliere al meglio. E’ stato divertente, brava! Un abbraccio dalla Marta conosciuta alla Holden, smak

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